Qual’è il prodotto più esportato dell’agroalimentare?

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Qual’è il prodotto più esportato dell’agroalimentare?

Cosa dicono le più importanti ricerche di mercato.

Molte aziende italiane operano nel settore del gusto. Questo è un settore trasversale che si sviluppa tra l’alimentare, il legno-arredo, il vetro artistico, il viti-vinicolo, il turismo agreste, enogastronomico e artistico-culturale. In questi settori, le aziende hanno tradizionalmente operato e operano tuttora in modo indipendente. 

Esistono, sempre più buone ragioni per collaborare, al fine di sfruttare le crescenti interdipendenze tra questi settori. Quest’invito è rivolto specialmente alle moltissime imprese medio piccole italiane che producono e/o distribuiscono prodotti di elevatissima qualità, ma che non hanno la forza da sole di sfruttare il potenziale derivante dall’integrazione tra questi mercati.

Turismo Enogastronomico

Di recente è stata presentata a arma la settima edizione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico 2024 realizzato dalla Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, secondo il quale la crescita continua a doppia cifra. Ma quali aspetti motivazionali influiscono e influiranno maggiormente nel 2025 nelle scelte turistiche degli europei? Vediamo i TOP 5.

Qual’è il prodotto più esportato dell’agroalimentare? preferenze turisti europei

Il Rapporto fa emergere un +12% tendenziale tra coloro che sono andati in vacanza per cibo, vino, olio e altri prodotti tipici. Il valore economico in Italia è di 40,1 miliardi di Euro con la Toscana ai vertici tra gli italiani. La ristorazione di Napoli conquista gli stranieri. “Potenzialità ancora non del tutto espresse”, dice Roberta Garibaldi – docente all’Università di Bergamo e presidente della Associazione Italiana Turismo Enogastronomico – “Questo tipo di turismo è la risposta naturale all’overtourism”.

Mercato Globale

Qual’è il prodotto più esportato dell’agroalimentare? export vino

Trend

      • Vini Biologici e Sostenibili – Adozione sempre maggiore di pratiche enologiche ecosostenibili.
      • Vini a Denominazione d’Origine – Determinazione di una reputazione di alta qualità e crescita della richiesta.
      • Esplorazione di Nuovi Mercati – Diversificazione dei mercati e ricerca di opportunità in mercati emergenti.

Trend

Il vino italiano è presente nei paesi di tutto il mondo. Ma quali sono i principali paesi di destinazione?

Qual’è il prodotto più esportato dell’agroalimentare? export paesi
      • Stati Uniti, dove il vino italiano è molto popolare tra i consumatori americani, che apprezzano la diversità e la qualità; il mercato USA rappresenta inoltre il principale mercato di vini liquorosi.
      • Germania, in cui i consumatori sono noti per la loro preferenza per i vini di alta qualità.
      • Regno Unito, anch’esso un mercato significativo, in cui il vino italiano è storicamente ben accolto dai consumatori.
      • Canada, dove i consumatori sono sempre più interessati ai vini italiani.

La CINA rappresenta un mercato in espansione per il vino italiano. Con poco più di 100 milioni di Euro i vini si confermano la principale voce dell’export italiano nel Paese asiatico (dati ISTAT, 2023).

Potenziamento del Brand

Brand Empowerment, esercizi di potenziamento della comunicazione aziendale, in evidenza

Brand Empowerment

Esercizi di Potenziamento della Comunicazione aziendale

Investire, Comunicare, Cosa fare? Usare lo strumento scorretto significa solo impiegare volumi maggiori di risorse per ottenere quantità inferiori di risultati  [ scarica il pdf ]

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Creare un profilo del cliente ideale (anche ICP, ideal customer profile) è parte integrante di qualsiasi strategia di comunicazione e vendita di successo, ma è anche un ottimo modo per concentrare l’attenzione sui tuoi sforzi di marketing e capire chi sono, o potrebbero essere, i tuoi migliori clienti, quelle persone o quelle organizzazzazioni che sembrano essere proprio nate per utilizzare i tuoi prodotti e servizi. E con tutto ciò puoi fare molte cose oltre alle vendite – e prima delle vendite – dalle campagne agli eventi, dal packaging alla comunicazione di marca.Eh già, la marca.

Creare un profilo del cliente ideale (anche ICP, ideal customer profile) è parte integrante di qualsiasi strategia di comunicazione e vendita di successo, ma è anche un ottimo modo per concentrare l’attenzione sui tuoi sforzi di marketing e capire chi sono, o potrebbero essere, i tuoi migliori clienti, quelle persone o quelle organizzazzazioni che sembrano essere proprio nate per utilizzare i tuoi prodotti e servizi. E con tutto ciò puoi fare molte cose oltre alle vendite – e prima delle vendite – dalle campagne agli eventi, dal packaging alla comunicazione di marca.Eh già, la marca.

Sapere come è posizionato il brand e la sua esposizione è un tipo di indagine mai passato di moda, che va ben oltre l’esercizio della sempre più labile memoria del consumatore medio, e permette di prendere importanti decisioni strategiche, o per dirla con le parole di M.L. Hite – che la comunicazione pubblicitaria l’ha reinventata secondo direttive molto semplici e pratiche:

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Strategia su Misura

Generare nuovi contatti per instaurare nuovi rapporti nel lungo periodo, affidabili e di valore.

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Fornisci i migliori strumenti alla tua vendita

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Trasforma i tuoi prospect in clienti attivi

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Mantieni la tua clientela informata e interessata

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Prepara il tuo team commerciale per comunicare nuovi valori

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Preparati a esprimere la tua leadership nel settore

Attrarre e Influenzare

Il Prestigio è influenza e attrazione del marchio.
Il prestigio consente di attrarre le persone giuste al momento giusto e di cambiare ciò che pensano o fanno. Il prestigio è il risultato della pubblicazione di contenuti influenti nel corso di relazioni durature con le persone prima che con i clienti.

 

Il prestigio è il risultato dell’influenza dei contenuti rappresentati – online, catalogo, packaging, house organ – e del valore che viene riconosciuto ai comportamenti, servizi, prodotti e persone, che animano le relazioni e sostengono il marchio. Fondamentalmente nell’attuale sistema comunicativo il focus è sul contenuto.

Prima

Cercare persone Targetizzate
Pianificare campagne
Enunciare il messaggio
Sparare il messaggio
Forza o trucco
Distaccato
Solo azione
Fasi di Vendita

Dopo

Attrarre persone per Comportamento
Pianificare relazioni coi clienti
Raccontare il messaggio
Rivelare sfaccettature del messaggio
Esortazione
Contestuale
Atteggiamento e azione
User Experience

Brand Empowerment, esercizi di potenziamento della comunicazione aziendale, Morris 2

E tu, quali nuove informazioni stai dando ai futuri clienti nella tua comunicazione aziendale?

Roadmap, contenuti strategici aziendali e della comunicazione

Brand Empowerment, esercizi di potenziamento della comunicazione aziendale, roadmap

Corporate (marchio, valori, cultura, storie, meeting)

Commerciale (strategia, sponsor, mercato, vendite, partnership, eventi)

Promozionale (offerte, caratteristiche prodotto e di vendita e rapporto di scambio col mercato)

Gli obiettivi sono determinati dalla strategia di comunicazione che l’azienda predispone per inrociare l’interesse di potenziali clienti. Si tratta di persone accomunate da un modello comportamentale (nella migliore delle ipotesi, in aziende con dotazione tecnologica e dati strutturati) o individuate in un mercato target.

I numerosi aspetti considerati come “bussola” per orientarsi nel grande mare del mercato, sono d’altra parte troppi e vaghi e ottengono spesso l’effetto opposto. Ma Dopo molti anni di rapporti collaborativi con centinaia di aziende, possiamo dire che l’assetto più frequente nel percorso verso gli investimenti di comunicazione aziendale è composto da 3 vie fondamentali: corporate, commerciale e promozionale.

Crisi tua sorella

E se i mercati cambiano? Cambiamo le soluzioni. Contenuti ad alto impatto per nuovi comportamenti di acquisto. [ scarica il pdf ]

La prima mossa è sempre quella di comprendere gli obiettivi di business per costruire il giusto mix di strumenti. Contenuti e visibilità sono correlati: nulla avviene per caso. Ricerca online e creazione di obiettivi specifici concorrono a uno stesso traguardo.
I nuovi valori sono rilasciati ai clienti attraverso i nostri canali e media. Creiamo contenuto e valore per il marchio e generiamo nuovi contatti per la vendita.

United Hospitality Institute

Luxury & Hospitality, Cipro

Campagna internazionale e multicanale per attrarre candidati sui servizi offerti in 7 paesi; campagne flash multilingua; linee guida vendita, marketing e comunicazione istituzionale e di prodotto per tutti i manager locali.

Il prestigio del marchio UHI trainato dal valore dei contenuti ha dato risultati oltre ogni aspettativa.
# Pianificazione strategica;
# Creazione delle landing page e dei form di contatto;
# Creazione degli Ad Set differenziati per paesi;
# Creazione di circa 30 annunci con varianti di testo e immagine;
# Monitoraggio e tuning quotidiano campagna e budget;
# Report settimanale sull’andamento della campagna.
985.000 impressioni totali
578.000 reach (persone uniche raggiunte)
9.200 click su annunci
0.93 % Click Through Rate (su media di settore di 0.47%)
3.000 nuovi contatti atterrati sulle landing page

Zafferano

HoReCa, Italia

Azienda già nota nella produzione di calici da degustazione – oggi leader di mercato con la lampada “Poldina” – raggiunge la notorietà internazionale grazie alla collezione “Esperienze”, divenuto il calice ufficiale di Vinitaly.

L’esposizione pubblicitaria ha portato l’azienda in breve tempo ad imporsi con un’immagine dal profilo raffinato e di qualità nel mercato d’alto di gamma.
Servita da diverse agenzie, Zafferano ha scelto di rivolgersi a noi per avere un supporto operativo snello, assegnandoci progressivamente sempre maggiori e più impegnativi incarichi.
# ideazione e produzione di tutto il materiale comunicativo
# supporto vendite
# merchandising & packaging
# eventi interni ed esterni
# presenza web e progetto digitale
Abbiamo realizzato il primo sito web aziendale con l’indicizzazione di tutte le gamme di prodotto.

Italian-Directory

Dalla nascita nel 2015, Italian-directory è il luogo di incontro e di scambio di idee tra aziende, scienza, tecnologia, impresa, arte e cultura.

Pubblica articoli tecnici, scientifici e contenuti culturali di diversi formati e tipologie, considerati sempre di valore e ottima reputazione dai motori di ricerca.
Si rivolge a tecnici, manager aziendali, professionisti, designer e creativi, offrendo nuovi contatti aziendali e stimoli di approfondimento. La comunità dei lettori di italian-directory è in continua crescita. Il portale è passato da poche decine a oltre 9.000 visualizzazioni mensili nel primo anno. Oggi realizza oltre 11.000 visite, con centinaia di link esterni e centinaia di migliaia di visualizzazioni per 14.000 pagine, visualizzate per un tempo medio di 49 secondi (attenzione per il contenuto).

The Thech Goggler

Smart Tech News and Knowledge
Le tecnologie non stanno trasformando solo la produzione di beni, ma anche il nostro modo di vivere, le nostre interazioni sociali e l’ambiente in cui viviamo.

The Tech Goggler offre ai decisori tecnologici, agli studiosi e ai responsabili operativi all’interno di aziende e istituzioni, notizie, analisi e risorse per comprendere le tecnologie e un mondo in continua trasformazione.

In generale ‘essere informati’ è importante in ogni tipo di azienda, ma esiste una risorsa costantemente scarsa: il tempo. Il format TG permette di cogliere l’essenza della notizia in pochi minuti.
I motori di ricerca premiano da tempo i contenuti di questo portale, con quasi 400.000 impression nel primo trimestre 2024 e migliaia di click e di contatti attivi che visitano TG per reperire informazioni professionali su prodotti, tecnologie e contatti di nuove aziende.

Il Contenuto

Il Contenuto non è solo prodotto e servizio, è tutto ciò che i prospect cercano e vogliono.

Il contenuto è ancora oggi il campione di ogni sfida comunicativa di successo, è quell’insieme di elementi che i potenziali clienti desiderano trovare sul touchpoint, tutte le risposte che desiderano avere dai tuoi commerciali prima di fare le domande. Il tempo passato online è in continua crescita – salvo brevi eventi stagionali – e le persone lo impiegano per leggere, visualizzare o ascoltare contenuti che soddisfino il loro desiderio di dati che li aiutino a prendere delle decisioni.

Non è un caso che le attività che crescono costantemente si concentrino in luoghi dedicati alle informazioni: testate di news online (+4,7%), informazioni meteorologiche (+25,4%), mappe e informazioni di viaggio (+11,6%). Seppure con qualche punto percentuale di differenza, le persone dedicano mediamente al web tra 2,5 e quasi 3 ore al giorno, in cui la maggiorparte degli utenti connessi (oltre 41 milioni di utenti su 43) si dedicano alla ‘ricerca’ di contenuti. (dati Audicom)

Neuromarketing, nuova frontiera della comunicazione pubblicitaria

Neuromarketing, nuova frontiera della comunicazione pubblicitaria, in evidenza

NEUROMARKETING

nuova frontiera della comunicazione pubblicitaria

Il Neuromarketing è l’applicazione di tecniche appartenenti alle neuroscienze e alla psicologia nel campo della commercializzazione attraverso lo studio degli effetti che la pubblicità ha sul cervello umano, con l’obiettivo di arrivare a predire e a condizionare il comportamento dei consumatori.

In poche parole, il Neuromarketing analizza la reazione del cervello a certi specifici messaggi pubblicitari, riuscendo in questo modo a capire cosa spinga le persone ad acquistare. Numerosi studi hanno evidenziato, infatti, come questo organo sia diviso in tre zone differenti, che ovviamente comunicano tra loro, ma che hanno ruoli distinti nel processo decisionale: il cervello primitivo o antico, che gestisce gli impulsi e le decisioni d’impeto e che è proprio ciò che interessa di più ai marketers, il cervello limbico, che riguarda le emozioni e, infine, il neocervello, che concerne le funzioni cognitive di ordine superiore, tipo l’uso del linguaggio.

Il Neuromarketing utilizza tecniche di analisi molto differenti tra loro, come ad esempio l’analisi dei neuroni specchio, che ci impongono di “imitare” il comportamento degli altri, l’fMRI, ossia la risonanza magnetica funzionale, il Facial Action Coding System, che permette di capire le anche più piccole reazioni facciali ad un evento o, infine, l’Eye tracking, che ci restituisce il modo in cui le persone vedono e percepiscono gli eventi, le espressioni e, di conseguenza, anche i messaggi di advertising.

Tutte queste tecniche hanno aperto una nuova frontiera ai professionisti della comunicazione e hanno fatto comprendere l’efficacia di parlare direttamente al cervello delle persone, dicendo e facendo solo quello che potrà davvero indurre a una scelta d’acquisto. 

Gli esempi del neuromarketing sono molti: citiamo l’esperimento di Ellen Langer, psicologa di Harvard, che attraverso una scusa anche di poco valore è riuscita a saltare la fila alla fotocopiatrice, fornendo semplicemente una spiegazione veloce, e ha fatto capire come la nostra necessità di prodotti e oggetti risponda alla necessità di trovare soluzioni. 

Altri studi hanno verificato, ad esempio, che un numero di scelte limitato fa schizzare la nostra propensione all’acquisto, altri hanno evidenziato la nostra avversione alla perdita, per cui cartelloni pubblicitari o messaggi che ci confermano quanto manchi poco all’esaurimento delle scorte, ci spingono a comprare. La reazione emozionale alla perdita è, infatti, due volte più forte rispetto alla gioia del guadagno.

Siamo ormai molto lontani dalle tecniche del 0,99 centesimi che ci facevano sentire l’urgenza dell’acquisto insieme alla consapevolezza, sbagliata, di stare risparmiando, siamo di fronte a tecniche molto più avanzate che producono decisioni inconsce. Avete mai notato il profumo inebriante che annusate entrando in un negozio di Aber Crombie? Oppure l’odore di cheeseburger che si percepisce in un fastfood? 

Ecco, entrambe le fragranze sono volutamente presenti sotto forma di aromi (no, il buon odorino di carne grigliata non proviene dalle cucine del MacDonald’s!) ed entrambe hanno l’effetto immediato di raddoppiare le vendite.

Neuromarketing, nuova frontiera della comunicazione pubblicitaria, cervello

L’85% delle nostre scelte è dominato e scatenato da fattori che non possiamo controllare: il neuromarketing serve proprio a scoprire cosa sia quel quid che apre al nostro decision making, motivo per cui questa nuova disciplina sia utilizzata, ormai, da quasi tutte le aziende per ottenere maggiori introiti e successo.

Ovviamente, stiamo parlando di tecniche controverse, a volte non etiche che, però, riguardano tutti i lati della comunicazione, dal web design al semplice spot pubblicitario. Il marketing, inteso proprio come “l’arte e la scienza di individuare, creare e fornire valore, per soddisfare le esigenze di un mercato di riferimento, realizzando un profitto” (Philip Kotler,1967) sta costruendo intorno a noi un esercito di stimoli ai quali non possiamo non rispondere, perché vanno a colpire la nostra componente irrazionale. La comunicazione commerciale, quindi, sta lentamente diventando subliminale, nascosta, subconscia. L’associazione nordamericana Commercial Alert ha realizzato, infatti, una petizione contro le tecniche di neuromarketing, che è anche stata presentata al Congresso e che racconta tutte le prospettive e le conseguenze negative che derivano da questa tecnica innovativa. Non da ultimi, infatti, hanno cominciato ad avvicinarsi a questa disciplina le multinazionali del tabacco. Marlboro ha iniziato a tappezzare spot, video e cartelloni del suo celebre e unico rosso che stranamente, o forse no, risveglia in noi una inestinguibile voglia di fumare. 

Ma il neuromarketing riguarda anche la politica: le sue tecniche applicate alla propaganda potrebbero influenzare i cittadini, portandoli a compiere scelte obbligate, non razionali e, di conseguenza, il potere potrebbe ricadere nelle mani sbagliate. Esperti del settore, Martin Lindstrom in primis, invece, rivendicano le potenzialità benefiche di questa scienza, sostenendo che potrà essere usata nel bene o nel male a seconda di come verrà accolta e compresa dalle aziende.

Non è possibile negare, però, che una percentuale di pericolo c’è e il rischio più grande è quello di espropriare le persone del loro raziocinio, quello di creare nuovi mostri nella nostra società, inebetiti dalla forza subconscia dei messaggi pubblicitari, costretti a comprare, a riempirsi di oggetti di cui non hanno bisogno, attratti da fast food, alcolici e tabacco e relegati in una vita di non-scelta, di sottomissione alle regole spietate del mercato. La soluzione c’è ed è quella di informarsi: conoscere queste tecniche è il modo migliore per difendersi.

Scoprire che ci stanno manipolando è la strada giusta per risvegliarsi e iniziare a decidere per noi stessi, sulla base di ragioni concrete che devono partire sicuramente dall’utilità di ciò che compriamo. Attenzione, quindi, a ciò che comprate, a volte non ha nulla a che fare con ciò che davvero siete: potrebbe essere il vostro io ancestrale oppure è solo neuromarketing.

Marketing del gusto e collaborazione tra imprese

Marketing del gusto e la collaborazione tra imprese, in evidenza

Marketing del gusto e

collaborazione tra imprese

Molte aziende italiane operano nel settore del gusto. Questo è un settore trasversale che si sviluppa tra l’alimentare, il legno-arredo, il vetro artistico, il viti-vinicolo, il turismo agreste, enogastronomico e artistico-culturale, etc. In questi settori, le aziende hanno tradizionalmente operato ed operano tuttora in modo indipendente.

Esistono, però, sempre più (buone) ragioni per collaborare al fine di sfruttare le crescenti interdipendenze tra questi settori. Quest’invito è rivolto specialmente alle moltissime imprese medio piccole italiane che producono e/o distribuiscono prodotti di elevatissima qualità, ma che non hanno la forza da sole di sfruttare il potenziale derivante dall’integrazione tra questi mercati.

I dati parlano chiaro. Lo studio Coldiretti su turismo enogastronomico evidenzia che nel 2015 sono stati spesi 24 miliardi per l’acquisto di prodotti tipici e ristoranti. Inoltre, il 17% dei turisti considera la qualità del cibo un buon motivo per vistare l’Italia. Il vino è il prodotto più esportato dell’agroalimentare, con un giro d’affari all’estero di 5,7 miliardi (+4,7%). Sempre secondo Coldiretti l’export italiano legato all’agrifood nel 2015 è stato di 36,9 miliardi di euro di fatturato.

Secondo le stime sui consuntivi 2015 elaborate da Federlegno Arredo, il macrosistema arredamento ha ripreso a crescere con un aumento del fatturato alla produzione del 3,6% rispetto al 2014. Il motore decisivo per la crescita restano i mercati esteri che hanno dato risultati molto positivi, con un incremento delle esportazioni del 6,1% nel 2015, raggiungendo i 12,4 miliardi di euro.

In questo quadro di riferimento, il ruolo dei canali on-line sembra ancora piuttosto debole. 6 miliardi di euro è il valore delle vendite all’estero tramite i canali online, pari al 4% dell’export totale, a fronte dei 132 miliardi complessivi quantificati dal Politecnico di Milano come potenzialmente attivabile attraverso l’e-commerce in beni di consumo.

Sempre nella stessa ricerca il Politecnico di Milano dichiara che solo il 25% per un valore di 1,5 miliardi è attribuibile a retailer e produttori italiani. La maggioranza (75%) è trattata da siti di e-commerce dei grandi retailer e grandi marketplace internazionali.

Infine, il fashion, con un peso del 65% sul totale delle esportazioni on-line, è ancora il settore più popolare, ma food e design (15%) segnano i tassi di crescita maggiori.Per cui, benché ci sia un enorme potenziale di mercato nei settori del gusto, la nostra capacità di coglierlo soprattutto con modalità e strumenti di vendita innovativi è quasi nullo.

Come sostiene l’Economist, la sacralità del Made in Italy è la rovina dell’Italia. Siamo seduti sopra uno scrigno d’oro e la nostra unica preoccupazione è trovare dei lucchetti sempre più grossi per chiuderlo meglio. Non ci preoccupiamo di come questi tesori possano essere valorizzati rendendoli accessibili e condivisibili. Nel frattempo altri, come è stato per la Pizza, per il Caffè e per lo Spritz, costruiscono il proprio business sui prodotti che noi italiani abbiamo reso famosi nel mondo.

Marketing del gusto e la collaborazione tra imprese 1

Tornando ai motivi per cui le imprese che appartengono a questi settori dovrebbero collaborare, è utile porre l’accento sui due fattori che sono alla base del formarsi di questo meta-settore del gusto. Il primo si riferisce al mercato. Le imprese che operano nella fascia alta ed altissima di questi settori hanno una base di clienti comune. Chi acquista un oggetto di design pregiato molto probabilmente acquista anche dei vini di eguale complessità, preferisce passare le proprie vacanze in luoghi culturalmente ricchi, come metropoli o piccoli borghi medievali, mangiando in locande che abbiano una storia da raccontare e dove il cibo è ancora preparato in modo artigianale prestando molta attenzione alla scelta degli ingredienti.

Benché una certa disponibilità economica sia necessaria, questo segmento di mercato non è identificato dal reddito. Sottolineo ciò perché questo modello di consumo non deve essere confuso con quello ostentativo, che ha nel desiderio di emancipazione sociale la sua unica ragion d’essere.

Diversamente, questi consumatori sono mossi da una profonda passione per il gusto e dal desiderio di ricerca e crescita personale. Non vogliono palcoscenici dove ostentare il proprio benessere economico, ma luoghi dove soddisfare la propria sete di sapere. Il prodotto non è più qualcosa da esporre, ma di cui parlare e da condividere. Per cui, cambia radicalmente il paradigma entro cui queste imprese si muovono e le modalità attraverso cui creano valore.

Non è più sufficiente e forse neanche necessario investire budget immensi per costruire un’identità di marca che sia sintomatica di glamour, ma diventa sempre più importante saper coinvolgere i propri clienti nel processo di costruzione del gusto facendoli diventare essi stessi co-produttori e promotori. Ecco che la vendita di un vino non si esaurisce in un semplice scambio, ma comprende la storia di un luogo e delle sue tradizioni, la storia di una cantina, delle colline e delle sue viti, il modo in cui l’uva viene coltivata e raccolta, pigiata e fermentata, la storia delle botti in cui quel vino viene invecchiato, i prodotti e le occasioni a cui può essere abbinata, etc.

Il consumatore non si accontenta solo di vedere scritte queste storie, ma vuole viverle ed imparare attraverso la propria esperienza. Ecco che la vendemmia, la pigiatura diventano occasioni di coinvolgimento. Le cantine si aprono per permettere alle persone di vivere in prima persona la passione e la storia del produttore, i perché delle sue scelte e le tecniche che utilizza e i sentori di dove questo vino si forma. Non è un caso che Eataly abbia recentemente introdotto tra le proprie linee di prodotto dei box viaggio dedicati al turismo enogastronomico.

E ora passiamo al secondo punto che unisce le imprese di questo settore e che offre loro l’opportunità di collaborazione. Il cambiamento che abbiamo appena finito di descrivere implica anche un cambiamento radicale nei modi in cui queste imprese possono e devono relazionarsi e comunicare con i loro clienti.

Marketing del gusto e la collaborazione tra imprese 2

In primo luogo, ma questo è vero per moltissimi altri settori, le imprese devono smettere di cacciare clienti, ma, diversamente, creare occasioni di contattato capaci di stimolare il loro interesse e motivarli ad entrare in relazione con l’impresa stessa. Per fare ciò, devono essere sempre meno orientate a comunicare il loro prodotto, ma sempre più attente a formare il proprio consumatore rendendolo consapevole del significato e del valore di ciò che consuma.

Questa ipotesi contrasta nettamente con il modus operandi tipico delle imprese. Infatti, il saper scegliere il gusto è per natura un bene pubblico, che implica anche il fatto che il consumatore sappia scegliere i prodotti della concorrenza. Questo ha una duplice implicazione. Da una parte, è necessario condividere i costi di questo investimento al fine di renderlo allo stesso tempo sostenibile ed appropriabile. In questo senso, si rende necessario costruire comunità di imprese che condividano una filosofia e dei valori comuni circa il gusto affinché l’investimento nella formazione del consumatore possa essere catturato all’interno di una rete più ampia d’imprese e non dalla singola impresa. Non si tratta solo di dividere i costi, ma e soprattutto di allargare il campo entro cui ciascuna impresa gioca.

La collaborazione tra un’impresa dell’arte e una del vino, ad esempio, può favorire comune accesso alla rispettiva base di clienti con un aumento del valore per il cliente e quindi per l’impresa. Dall’altra, implica che la capacità di ciascun’impresa di appropriarsi del valore generato dai propri investimenti in formazione del gusto sia strettamente legato alla propria coerenza nell’investire internamente nella produzione del gusto. 

Questo innesca un circolo virtuoso tra produzione e consumo di gusto, ma allo stesso tempo obbliga l’impresa a una strategia di frontiera alla continua ricerca di modi e ambiti innovativi di/dove declinare il gusto.

Per comunicare la qualità ed il gusto bisogna saper utilizzare i nuovi e i vecchi media in modo intelligente. La qualità ed il gusto hanno bisogno di immagini e video di qualità. Comunicare il gusto implica saper organizzare e gestire delle comunità di consumatori, coinvolgerli nelle proprie attività, farli interagire e collaborare tra loro.

Molti sostengono che i nuovi media sono più democratici, in quanto hanno bassissimi costi d’entrata, ma questo non è assolutamente vero. Non è sufficiente essere in Rete per essere trovati. Per essere trovati bisogna produrre contenuti interessanti con continuità. Questo implica avere delle redazioni editoriali capaci di organizzare la produzione di un’elevata quantità di contenuti di qualità. E qui torniamo al punto di partenza. Le piccole imprese del gusto non hanno la massa critica sufficiente a sostenere, sia in termini di contenuti che di budget, la produzione di tali contenuti.

Per fare ciò hanno bisogno di collaborare e mettersi in rete così da poter offrire tutto ciò al loro cliente. Questo, ad esempio, significa collaborare alla redazione di un blog che trasmetta i comuni valori del gusto con cui queste imprese si identificano o progettare eventi che incarnino e possano far vivere il significato profondo di tali valori. Anche in questo caso, non si tratta di una semplice divisione di budget. Cooperare lungo i confini dei settori è fonte di creatività e può alimentare la produzione di nuovi contenuti. Per esempio, si possono immaginare percorsi e eventi che coniugano arte e gusto, gusto e design etc.

È un percorso ricco di insidie e di rischi, ma che vale la pena intraprendere.

Google Analytics dichiarato illegale

google_analytics dichiarato illegale

GOOGLE ANALYTICS ILLEGALE

decisione della authority austriaca

L’autorità austriaca per la protezione dei dati (“Datenschutzbehörde” o DSB) ha stabilito che i fornitori di siti web austriaci che utilizzano Google Analytics violano il GDPR.

La sentenza risale a una decisione presa nel 2020 dalla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) nota come “Schrems II” che ha segnato la fine del Privacy Shield – un accordo che consentiva il trasferimento dei dati dell’UE a società statunitensi certificati – secondo la quale i servizi cloud ospitati negli Stati Uniti non sono in grado di rispettare il GDPR e le leggi sulla privacy dell’UE.

Il 14 agosto 2020, un utente di Google aveva effettuato l’accesso a un sito Web austriaco che trattava di problemi di salute. Questo sito web utilizzava Google Analytics e i dati sull’utente furono trasmessi a Google. Sulla base di questi dati, Google è stato in grado di identificare l’utente. Il 18 agosto 2020, l’utente di Google ha presentato un reclamo all’autorità austriaca per la protezione dei dati con la collaborazione di una organizzazione no-profit: NOYB. 

Il tribunale austriaco ha dichiarato adesso illegale questo trasferimento di dati.

Gli utenti di Google possono, teoricamente, agire su un’impostazione del loro account per proibire a Google di valutare in dettaglio il loro utilizzo di siti web di terze parti. Ma già il fatto che questa funzione esista, è la prova che Google è in grado di risalire all’individuo a partire dai suoi dati di utilizzo.

Molte aziende in Europa devono ora chiedersi se rimuovere Google Analytics dai loro siti web o rischiare una sanzione per aver violato il GDPR. A lungo termine, ci saranno due opzioni: o gli Stati Uniti cambiano le loro leggi sulla sorveglianza per supportare le loro attività tecnologiche, o i fornitori statunitensi dovranno ospitare i dati degli utenti europei Europa.

Se c’è una cosa da imparare da questo caso, è che ignorare le sentenze del tribunale e continuare a utilizzare Google Analytics non è un’opzione praticabile.

Rimuovere Google Analytics non significa che si debba rinunciare del tutto all’analisi del sito web. Esistono oggi diverse alternative praticabili. Ad esempio, Matomo è una potente piattaforma open source di analisi web che offre il 100% di proprietà dei dati e conformità al GDPR.

Come azienda europea, diventa molto rischioso affidare i dati sensibili degli utenti a società come Google che ignorano deliberatamente la legislazione europea sulla privacy e mettono i loro clienti commerciali europei a rischio di pesanti multe. (Le multe contro il sito web austriaco sulla salute nel caso discusso verranno decise successivamente).